Trieste…che spettacolo!

Archive for aprile 2010

La relatività dell’etica

di Laura Bevione

Data di pubblicazione su web 03/06/2003

Parlare per due ore di fisica e riuscire a trattenere sempre viva l’attenzione dello spettore: questo è quanto riesce a Copenhagen, dramma scritto nel 1998 dal drammaturgo inglese Michael Frayn – autore del famoso e rappresentatissimo Rumori fuori scena – e messo in scena con la regia di Mauro Avogadro. Il successo che lo spettacolo sta ottenendo da oramai due stagioni pare inspiegabile se si considera la trama: Niels Bohr, famoso fisico teorico danese, per metà ebreo, vive a Copenaghen con la fedele e sollecita moglie Margrethe. Un giorno del 1941 – la Danimarca è già stata invasa dalla Germania – i Bohr ricevono l’inattesa visita dell’allievo più brillante e amato dell’uomo, Werner Heisenberg. Questi, malgrado sia ebreo, ha accettato di collaborare con il regime nazista, che gli consente fra l’altro di proseguire le proprie ricerche, sicuro che esse potranno essere d’aiuto nel determinare l’esito della guerra in atto. Heisenberg, e lo stesso Bohr, infatti, si occupano di fisica nucleare.

L’efficacia drammaturgica del testo è frutto della sua costruzione – l’incontro fra il maestro e l’ex-allievo è rievocato molti anni più tardi, quando i suoi protagonisti sono forse oramai morti – e delle tematiche affrontate. Su una spoglia scena nera, circondata da lavagne affollate di formule e arredata di sole quattro sedie di alluminio che gli attori stessi spostano nel corso dello spettacolo, assistiamo a tre versioni diverse di quel fatidico giorno del 1941, interpolate da altri ricordi, che impercettibilmente si inseriscono fra le maglie larghe della memoria. L’incontro, realmente accaduto, è la classica goccia che fa traboccare un vaso colmo di rivendicazioni e rancori, affetti traditi e personali frustrazioni. Il rapporto che lega Bohr e Heisenberg, assimilabile a quello fra padre e figlio, ha perduto la spontaneità originaria ed è stato incrinato dalle diverse scelte di vita e dall’indirizzo differente delle rispettive ricerche scientifiche. Una degenarazione – o meglio una trasformazione – di cui è testimone Margrethe, cui è affidato il ruolo di coro non imparziale della vicenda e a cui tocca pronunciare due battute che sono altrettante chiavi di lettura del play: la donna ricorda ai due che fisica e politica quasi combaciano in quel tragico periodo di guerra; ancora, in un altro momento, lei stessa afferma che «tutto è personale», ed è quindi inutile nascondere dietro la facciata degli ideali i motivi solo individuali all’origine delle proprie scelte.

Frayn non si limita a dibattere una questione di etica sempre drammaticamente attuale – in che misura la scienza può essere giudicata colpevole dei delitti terribili compiuti grazie alle sue scoperte? – ma ribadisce come alla base di qualsiasi evento, piccolo o grande, vi sia sempre l’uomo, con le sue paure e i suoi dubbi, le sue invidie e i suoi egoismi.

Heisenberg acquistò fama per aver scoperto il “principio di indeterminazione”, lo stesso che il drammaturgo applica all’esistenza umana, ugualmente incerta e governata da forze non prevedibili. Lo spettacolo, allora, coniuga un andamento incalzante all’ambiguità della situazione e alla rarefazione degli stessi concetti di spazio e tempo, concedendo un’area anche alla dimostrazione scientifica, alla lieve malinconia dei ricordi e all’acerbità dei rimorsi. Avogadro è abile nel restituire sul palcoscenico il complesso congegno drammaturgico ideato da Frayn, appoggiato da tre straordinari attori che offrono altrettante interpretazioni assolutamente perfette – mimica, presenza scenica, mobilità, ritmo. La bravura di Orsini,Popolizio e della splendida Lojodice rinverdisce il fascino del teatro e ricorda allo spettatore annoiato di saper ancora suscitare vere e durature emozioni.

da http://www.drammaturgia.it

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Ecco qui il trailer dello spettacolo COPENHAGEN nella versione inglese.

Non sono riuscita a trovare la versione italiana.

Evo trailer predstave KOBENHAVN v originalnem jeziku. Uspelo mi je najti italijansko verzijo.

Lyceum production of Copenhagen by Michael Frayn

da YouTube

Dal 5 al 9 maggio al Politeama Rossetti:

Od 5. do 9. maja v gledališču Rossetti:

COPENHAGEN

KOBENHAVN
Di: Michael Frayn
traduzione di Filippo Ottoni, Maria Teresa Petruzzi
Scene: Giacomo Andrico
Costumi: Gabriele Mayer
Musiche: Andrea Liberovici
Regia: Mauro Avogadro
Produzione: CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna Teatro Fondazione
Interpreti: Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Giuliana Lojodice
Repliche: 6

Fin dall’apertura della stagione 2007-2008 con Vita di Galileo di Brecht, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha iniziato a interrogarsi sui temi della scienza e dell’etica, e prosegue attraverso altri titoli che si rifanno alle stesse questioni, che ci appartengono sempre più e sempre meno sono legate allo specifico ambito scientifico.
Copenhagen, scritto nel 1998 dall’eclettico autore inglese Michael Frayn, allude proprio a questi argomenti: quali devono essere i rapporti fra potere politico e scienza? È giusto che scelte etiche condizionino il progresso? Quali sono i limiti e le responsabilità umane di chi si dedica alla ricerca?
Il testo divenne un caso mondiale, tradotto e messo in scena in oltre trenta Paesi, in versioni teatrali, operistiche e per la tv. Nel 1999 il corregionale CSS-Teatro Stabile d’Innovazione coprodusse con Emilia Romagna Teatro l’edizione italiana della piéce, con un cast di vera eccellenza: Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice diretti da Mauro Avogadro. Lo spettacolo viene riproposto – finalmente anche a Trieste – con tutta la sua carica d’inquietudini e induzioni.
Copenaghen è un’incandescente disputa etica e scientifica a tre voci, densa di angoscianti interrogativi alla vigilia del primo uso della bomba atomica. La vicenda è ambientata nel 1941 nella capitale nordeuropea e ricostruisce l’incontro, in una Danimarca occupata dai nazisti, fra due scienziati. In una scena costruita come un’aula universitaria con pareti piene di lavagne riempite di simboli e formule matematiche, Umberto Orsini interpreta l’umbratile fisico Bohr. Una sera Bohr e la moglie Margrethe (Giuliana Lojodice) ricevono la visita insolita di un ex allievo tedesco, Werner Heisenberg, (Massimo Popolizio). Quali sono i motivi del suo arrivo? Forse il fisico tedesco, in nome della vecchia amicizia, vuole far sapere a Bohr – ormai schierato con la ricerca Alleata – che il Terzo Reich ancora non possiede la formula della bomba. Oppure è lì per cercare un accordo per rallentare, in maniera bilaterale, le ricerche sulle armi nucleari? O desidera solo offrirgli protezione, magari in cambio di qualche segreto? Nella più solida tradizione anglosassone, il dubbio è amletico e non troverà una risposta univoca…

MER 5 maggio – h. 20.30 turno PRI
GIO 6 maggio – h. 16.00 turno E – h. 20.30 turno A
VEN 7 maggio – h. 20.30 turno B
SAB 8 maggio – h. 20.30 turno C
DOM 9 maggio – h. 16.00 turno D

Inizio Prevendita MAR 6 aprile
pren. abbonamento stelle

GIO 8 aprile vendita biglietti

Durata dello spettacolo 2 ore con intervallo

  Interi   € 29.00       € 29.00       € 21.00       € 16.00        
  Ridotti   € 24.00       € 24.00       € 17.00       € 13.00      

info e immagini da  www.ilrossetti.it

Dal 4 al 9 maggio al Politeama Rossetti:

Od 4. do 9. maja v gledališču Rossetti:

SCAFFALE XXI

Di: Corrado Travan
Scene: Raimondo Pasin
Costumi: Francesca Novati
Regia: Corrado Travan
Produzione: L’Argante
Interpreti: Sara Alzetta, Adriano Braidotti, Francesca Campello, Giulio Morgan, Chiara Beccari, Corrado Travan
al pianoforte Marco Barbato
Repliche: 6

«Silvia, rimembri ancora/Quel tempo della tua vita mortale,/Quando beltà splendea/Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,/
E tu, lieta e pensosa, il limitare/ Di gioventù salivi?»
Chi non conosce questi versi? Per averli letti, o sentiti declamare da un grande attore… O più probabilmente, per averli studiati sui banchi di scuola.
Giacomo Leopardi è una delle voci più importanti della letteratura mondiale di tutti i tempi: ciononostante la valutazione della sua opera soffre del comune pregiudizio che egli fosse un intellettuale infelice, troppo lugubre. E proprio dai ricordi scolastici talvolta ci deriva l’impressione della tristezza di fondo di poesie come L’infinito, Il sabato del villaggio, Il passero solitario, che offusca la raffinatezza di queste liriche e la ricchezza di sfumature e di toni posseduta dall’opera leopardiana.
Corrado Travan, a capo della Compagnia L’Argante, vuol dimostrare attraverso il teatro che invece Leopardi può riservare parecchie sorprese. Dopo il successo ottenuto alla Sala Bartoli con Sala d’attesa, L’Argante – una delle realtà teatrali emergenti della città, cui lo Stabile è lieto di dare una nuova opportunità – ritorna con Scaffale XXI, una garbata conversazione in prosa e musica che fa da cornice alle perle più luminose racchiuse nelle Operette morali. Un assieme di dialoghi e prose ricchi di suggestioni poetiche ma soprattutto venati d’umorismo: trattano di racconti favolosi sull’origine del mondo, del tempo e dello spazio, del piacere e del dolore, sono animati da figure fantasiose. Ma, come teneva a sottolineare l’autore, portano in commedia «quello che finora è stato proprio della tragedia, cioè i vizi dei grandi, gli assurdi della politica, la somma delle cose, della società, della civiltà presente, le infamie non degli uomini ma dell’uomo».

MAR 4 maggio – h. 21.00 turno LIBERO

MER 5 maggio – h. 21.00 turno LIBERO

GIO 6 maggio – h. 21.00 turno LIBERO

VEN 7 maggio – h. 21.00 turno LIBERO

SAB 8 maggio – h. 21.00 turno LIBERO

DOM 9 maggio – h. 17.00 turno LIBERO

Inizio Prevendita VEN 13 novembre pren. abb. gold/platinum

Interi € 16.00
  Ridotti € 13.00

info e immagini da www.ilrossetti.it

Aspettando lo spettacolo ecco qui la recensione di Patrizia Binco
V pričakovanju na predstavo vam posredujem mnenje Partizije Binco o predstavi

Los Vivancos, i guerrieri del flamenco

Bravi sono bravi, fanno vibrare le tavole del palco del Teatro Smeraldo di Milano a colpi di “zapateados”, il timbro ritmico provocato dai colpi del tallone tipici del flamenco, hanno la passionalità e l’energia caratteristica di questa danza spagnola conosciuta in tutto il mondo. Sono giovani, belli e mostrano i loro corpi apollinei, suscitando l’ammirazione ovviamente del pubblico femminile. Anche gli spettatori di sesso maschile, rimangono visibilmente colpiti dai loro muscoli guizzanti e dall’agilità delle loro gambe, dimostrando che ballare fa proprio bene al fisico. Sono i sette “Hermanos”, noti ormai in tutto il mondo con il loro nome di battesimo “Los Vivancos”, che l’altra sera hanno danzato senza sosta per più di un’ora e mezza al Teatro Smeraldo di Milano, dove rimarranno fino al 2 maggio per la gioia di quanti amano il flamenco, ma anche di quanti vogliono passare una serata all’insegna dell’adrenalina pura. Durante lo spettacolo i sette fratelli spagnoli, dei quali il più noto al pubblico italiano è Cristo per avere partecipato ad una edizione di “Amici” ed essere stato beniamino della temuta insegnante di danza classica Alessandra Cementano, dimostrano di saper fare veramente di tutto. Flamenco a parte, la cui tecnica è stata loro tramandata dal padre grande danzatore, azzardano anche audaci contaminazioni con la danza classica, che dimostra di conoscere soprattutto Cristo per i suoi studi accademici, ma anche con il funky e la break dance quando si esibiscono nei movimenti atletici del “Freeze” o dell’ ”Air chair” facendo ruotare la testa o la schiena sul pavimento. O quando ancora, come degli atleti circensi, compiono salti mortali a corpo libero incontrandosi con agilità sospesi nell’aria. Oltre a muoversi, sanno anche suonare, ognuno uno strumento diverso, imbracciano la chitarra come se fosse un’arma, si sfidano a colpi di sassofono e violoncello come dei guerrieri della notte, sfoderano l’archetto del violino come una spada e dimostrano di avere conoscenza della musica classica quando suonano e danzano la celebre “Toccata e fuga in re minore di Bach “ o il “Capriccio n.24” di Paganini. Il problema però è che la loro rimane una pura esibizione virtuosistica, una dimostrazione atletica di corpi danzanti che sembrano più proiettati verso l’autocompiacimento reciproco che la comunicazione con il pubblico. Il tutto condito da una buona dose di “machismo” che può piacere e non piacere. Le dieci coreografie presentate, tutte elaborate dagli stessi fratelli, forse avrebbero bisogno di un “fil rouge”, di un legame che solo l’occhio più distaccato di un coreografo e di un regista riuscirebbe a creare. Manca insomma quella magia teatrale che in questo show viene suggerita solo da un sapiente ma nello stesso tempo spiazzante gioco di luci da concerto rock. Quando scelgono la line più poetica, nel numero in cui la cantante entra in scena e interagisce con loro cantando una passionale canzone d’amore, il risultato è più convincente. I momenti di danza di gruppo sono sicuramente più efficaci ed esaltanti degli assolo. “Los Vivancos” hanno tutte le carte in regola per essere le nuove stelle del flamenco moderno, ma dovrebbero a nostro parere trovare una strada diversa che possa valorizzare meglio il loro temperamento artistico e la loro creatività, abbandonando un po’ quell’aria da play boy di cui non hanno certo bisogno.

Visto il 20/04/2010 a Milano (MI) Teatro: Ventaglio Smeraldo

da http://www.teatro.org

Date un’occhiata al video dello spettacolo LOS VIVANCOS al Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano dello scorso 14 aprile:

Pokukajte videoposnetek predstave LOS VIVANCOS, ki je bila v gledališču Ventaglio Smeraldo v Milano prejšnjega 14. aprila:

sono bravissimi!

so res pridni!

da YouTube

Il 3 e 4 maggio alle ore 20.30 sul palco del Politeama Rossetti:

3. in 4. maja ob 20.30 na odru gledališča Rossetti:

LOS VIVANCOS “7 HERMANOS”

Musiche:Music: coreografie e musica dal vivo di Los Vivancos
Regia:Director: coreografia di Los Vivancos
Produzione:Production: tour italiano a cura di JIT – Just in Time
Interpreti:Starring: Elias Vivancos, Judáh Vivancos, Josua Vivancos, Cristo Vivancos, Israel Vivancos, Aarón Vivancos, Josué Vivancos
Omar Acosta – flauto, ewi
Angelica Leiva “La Tremendita” – voce
Franco bianco – percussioni
Carlos Orgaz – chitarra
Adolfo Delgado – pianoforte
Repliche:Performances: 2

Carisma e virtuosismo, sensualità e grinta… moltiplicata per sette! Sono infatti sette i ballerini spagnoli, tutti provetti danzatori di flamenco che rappresentano il nuovo “fenomeno” della danza e che con il loro spettacolo, 7 Hermanos, sono acclamati e ricercatissimi in tutta Europa.
La loro promessa, è quella di travolgere letteralmente il pubblico del Politeama Rossetti con la loro energia incontenibile e con il ritmo incalzante del loro ballo.
A rendere davvero unica la loro performance è un’incredibile intesa che diventa quasi tangibile quando si muovono in scena e che deriva da un apprendimento naturale, elaborato istintivamente sin dalla più tenera età. Sin da bambini, infatti, i Vivancos (che sono tutti fratelli) sono apparsi in spettacoli e manifestazioni in diversi paesi del mondo: Olanda, Belgio, Inghilterra, Canada, Francia e, ovviamente, Spagna. Dalla loro costituzione come gruppo, nel 2004, è stato un crescendo ininterrotto di consensi a livello internazionale.
I Los Vivancos sono oggi considerati, a ragione, le nuove “stelle” del flamenco moderno, danza a cui riescono ad avvicinare sempre nuove generazioni di pubblico.
In 7 Hermanos, che armonizza momenti solo musicali a splendidi numeri di ballo, sono accompagnati da un valido quintetto di musicisti: con il loro sostegno eseguono voluttuosi flamenchi (questa danza nella sua evoluzione moderna, è il cuore dello show), a cui alternano una gamma di stili che vanno dal funk al balletto. Tutte le coreografie dello show – ricco di begli effetti luce e di cambi di costume – sono firmate da Los Vivancos e anche gli altri elementi della messinscena devono superare la loro supervisione artistica.
Apollinei e dotati ciascuno di una personalità originale, i sette fratelli esprimono in questa loro prima vera creazione, durante gli oltre novanta minuti di spettacolo, un eccezionale senso del ritmo, una presenza che in ogni momento sottolinea la forza, la sensualità e tutta la grinta vibrante della loro giovinezza e del loro talento.
7 Hermanos è uno spettacolo esplosivo e dinamico, pieno di emozioni che, dal suo debutto nel 2007, è stato continuamente richiesto e non ha più lasciato ai protagonisti un attimo di respiro.

Immagini e info dal sito http://www.ilrossetti.it

 
  Interi   € 40.00       € 40.00       € 36.00       € 30-€ 25       € 7.50  
  Ridotti   € 34.00       € 34.00       € 30.00       € 25-€ 20        
       
  Abb. stelle   3*       3*       2*       2*-1

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