Trieste…che spettacolo!

“Signore & Signori” e la critica – “Gospe in gospodje” in ocena

Posted on: 23 aprile 2010

Il film “Signore & Signori” del 1965 è stato recensito molto bene dalla stampa italiana sia al tempo in cui uscì sia successivamente. In particolare ci tengo a farvi leggere la recensione del grande Tullio Kezich, scomparso lo scorso agosto.

Film “Gospe in gospodje” iz leta 1965 je italijanski tisk ocenil zelo pozitivno bodisi v času, ko je komaj izšel kot pozneje. Želela bi vam posredovati mnenje pokojnega kritika Tullia Kezicha.

“In Signore e signori Germi fa vedere che non ce l’aveva con la Sicilia, che quei saltare addosso agli aspetti negativi di un costume è il suo modo ruvido di voler bene. Probabilmente ama anche la provincia veneta, anche se con Signore e Signori fa giustizia di tutta una “ciàcola” autocompiaciuta e sfatta, di un tetro goldinismo diventato maniera negli epigoni. Piomba come una furia nel mezzo di una tipica situazione provinciale, in una di quelle cittadine oscillanti con moto pendolare dal salotto dell’industriale più miliardario agli uffici dell’arcivescovado, e mena colpi all’impazzata. Nessuno si salva, né grandi né piccoli: la legge è una burla, il potere politico spinge in senso contrario al progresso, la stampa è asservita, I signori sono traditi, le signore sono assai poco signore: la noia di un pigro benessere intreccia fra uomini e donne rapporti aridi e mostruosi, i corvi mandano lettere anonime, il pettegolezzo trabocca e scoppia come nell’aria di Don Basilio. È un film appassionato e violento, forse un po’ squilibrato nella composizione dei vari episodi e nell’intrecciarsi dei temi, certo traboccante di spunti amari e di invettive sottintese; ha lo stesso difetto di costruzione e di misura che avevamo notato in Sedotta e abbandonata; ma non dovremmo piuttosto parlare di stile? Germi si è impadronito alla perfezione di questo modo di esprimersi attraverso una moltitudine di personaggi, il cui movimento è organizzato assai bene dalla forte sceneggiatura di Luciano Vincenzoni; e stavolta ha il vantaggio di un dialetto più insolito al cinema, usato in una chiave umoristica lontana dai crepuscolarismi del decrepito teatro regionale. Gli attori e i non attori sono tutti perfetti: Gastone Moschin dà giusta misura di ottusità e di rancore alla ribellione del suo impiegato; Alberto Lionelio incide un personaggio sgradevole, indicando per la prima volta sullo schermo la misura delle sue possibilità; Olga Villi sottolinea la dignità ambigua della patronessa e Carlo Bagno è contadinesco e vinoso come un vero personaggio di Ruzante; e perfino Virna Lisi figura meglio del solito sotto la parrucca nera di una ragazza molto sentimentale.”
Da Tullio Kezich, Il cinema degli anni sessanta, 1962-1967, Edizioni Il Formichiere

Sara

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