Trieste…che spettacolo!

12 ottobre 2010: S/paesati – Eventi sul tema delle migrazioni XI edizione

Posted on: 10 ottobre 2010

Al Teatro Miela negli ultimi tre mesi dell’anno la XI edizione di S/paesati – Eventi sul tema delle migrazioni.

Ecco il programma di martedì 12 ottobre:

Ore 18.00: incontro
CITTADINI DEL MONDO:
LA SECONDA GENERAZIONE D’IMMIGRATI E IL DIRITTO DI CITTADINANZA

con il mediatore Tetteh Seraphin Agbodan, l’avvocato Walter Citti(ASGI), la ricercatrice Daniela Paci, la psicologa Laura Pomicino (Università di Trieste),Ismail Ademi (rete G2 – seconde generazioni), la giovane laureata Milica Novakovic.
In collaborazione con il Laboratorio Migranti del CISEM dell’Università di Trieste e con ASGI.
Italiani si nasce o si diventa? I figli degli immigrati, nati e cresciuti in questo paese, abitano la cultura italiana senza godere del diritto di cittadinanza: una questione aperta che genera contraddizioni e disuguaglianze.

Ore 20.30: spettacolo
ME NE VADO
di e con Marcela Serli
“Andarsene è il pensiero costante di chi si sente straniero nel proprio paese,
di chi si sente straniero ovunque. Come se la salvezza fosse muoversi!
Chissà qual è la salvezza, chissà dove sta. Questa è la domanda che mi pongo.
Me ne vado è un piccolo dolore. Parla delle paure che ho.
Parla dell’odio che provo e che credo proviamo. Parla del desiderio di andarsene, anche da sé stessi.
Me ne vado è un viaggio crudele ma ironico intorno al mondo. Intorno alle storie del mondo. Quelle storie che hanno fatto sì che gli uomini partano, se ne vadano. Se ne vadano alla ricerca di un luogo felice. O almeno vivibile.
Me ne vado è un monologo per molteplici voci, quasi fossero una sola. E’ la voce dei viaggiatori disperati, di quelli che si son rotti le palle dell’ipocrisia dei propri compaesani, delle contraddizioni della propria terra, delle bugie del proprio stato.
Il percorso drammaturgico e l’interesse per questo argomento è iniziato molti anni fa quando nel settembre del 1999 sono andata in Albania per lavoro, l’Albania si mostrò eccessivamente forte davanti ai miei occhi, per non vederla. Mi sorprese il paesaggio umano. Così somigliante al paesaggio umano della mia città, Tucumàn, in Argentina, così somigliante a Trieste, in quell’Istria che lasciò mio padre, alla Beirut che lasciò mio nonno quando se ne andò per Tucumàn.
La povertà si assomiglia ovunque. La povertà umana anche.
Chiamo “paesaggio umano” quel paesaggio urbano, misto tra gente e luogo, misto tra abitanti di un luogo e il luogo stesso. Quel miscuglio tra un paesaggio trasformato e, in questi casi, distrutto, rovinato dagli uomini, e quegli uomini, rovine di un’umanità, devastata da un luogo e dalla sua storia. Questi uomini e la loro terra non possono essere separati, perché questa terra ha fatto diventare così questi uomini, e questi uomini hanno fatto di questa terra quello che è. Sono legati loro malgrado per sempre. Anche quando se ne vanno.
Le ragioni. Quando le ragioni diventano troppo urgenti, quando le ragioni si fanno così numerose da accavallarsi, da mescolarsi fra di loro, fino a diventare solo una melma illogica di ragioni. A quel punto non c’è famiglia, non c’è amore, non c’è patria che tenga. Il tuo partire diventa urgente, come una bomba, come una guerra, diventa cieco. E le ragioni se ne vanno a puttane. Perché a quel punto l’urgenza è diventata tutto, così è stato anche per mio nonno, partito dal Libano (la sua terra) per andare in Argentina, così è stato per mio padre partito dall’Italia per l’Argentina (dopo essere stato due anni prigioniero dai tedeschi).
E così per me.
Ecco, ho deciso di scrivere un testo che raccontasse, non in forma di narrazione, ma in forma di situazioni-poetiche, l’andarsene.
Ho deciso di scegliere anche un punto di vista: il mio. E presumere dunque, che il mio arbitrario punto di vista, possa essere sufficiente, per raccontarvi questa storia.
Me ne vado è uno sfogo. È lo sfogo di quattro generazioni di emigranti”
Marcela Serli.

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