Trieste…che spettacolo!

Archive for dicembre 13th, 2010

Dal 15 al 19 dicembre 2010 al Politeama Rossetti:

LE SIGNORINE DI WILKO

Di: dall’omonimo romanzo di Jaroslaw Iwaszkiewicz
Scene: Andris Freibergs ; coreografia : Alla Sigalova
Costumi: Gianluca Sbicca
Regia: adattamento e regia di Alvis Hermanis
Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Unione Europea nell’ambito del progetto Prospero, Teatro Stabile di Napoli, Nuova Scena Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna
Interpreti: Sergio Romano, Laura Marinoni, Patrizia Punzo, Irene Petris, Fabrizia Sacchi, Alice Torriani, Carlotta Viscovo

Uno spettacolo dal respiro internazionale, che oltre la nostra città e altre importanti piazze italiane, toccherà Lisbona, Rennes, Liegi e Berlino. Le signorine di Wilko porta per la prima volta allo Stabile regionale il talento di Alvis Hermanis, il quarantenne regista lettone acclamato come una delle voci più innovative e affascinanti della scena contemporanea.
Il suo linguaggio ha meritato prestigiosi premi in tutta Europa e ora si confronta con la scrittura di Jaroslaw Iwaszkiewicz altrettanto interessante e ingiustamente sconosciuta nel nostro Paese. Hermanis ha anche adattato il romanzo breve dello scrittore polacco, fortificando in questo modo la linea libera e coraggiosa che segna ogni suo progetto.
Egli ambienta la vicenda negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, incastonandola in una scena mutevole e ricca di suggestioni, in un apparato di costumi ricco e accuratissimo.
Lo spettacolo è tutto teso ad armonizzare la poesia del testo e l’indifferenza del trascorrere del tempo. Le signorine di Wilko consiste infatti in una magistrale riflessione sul tempo che trascorre inesorabile, sordo alle emozioni, ai desideri, alle illusioni di ognuno: temi legati al ricordo, alla memoria, cari a Iwaszkiewicz proposti attraverso echi proustiani e malinconiche ombre checoviane, capaci di emozionare profondamente. Ancor più se a tradurle in materia scenica è la creatività davvero singolare di Hermanis: egli è figlio di due epoche, quella che ha visto tramontare l’Impero Sovietico e quella che ha portato in una breve e profonda evoluzione il suo Paese nell’Unione Europea. Così il suo teatro esprime – come ammette egli stesso – una “chimica abbastanza incredibile” che si radica in parte nella tradizione culturale e artistica tedesca e in parte in quella russa.
Le signorine di Wilko rappresenta per Hermanis la prima occasione di lavorare con attori italiani e non si tratta di un dato da sottovalutare. Innanzitutto perché la sua poetica teatrale riserva una rilevante centralità agli attori, che ottengono un ascolto preciso e attento, tanto da diventare spesso coautori dello spettacolo.
Inoltre va evidenziata l’assoluta qualità su cui Hermanis ha potuto contare: in locandina figurano infatti Sergio Romano, molto lodato dalla critica nel ruolo del protagonista maschile, e un sestetto di attrici bravissime capeggiate dalla grande Laura Marinoni, che impersoneranno gli animi vibranti, sensuali, sfioriti, lacerati delle sorelle di Wilko.

LINK UTILI:

 

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Il 15 dicembre 2010 al Teatro Miela:

Lo Sguardo dei Maestri 2010/2011
XIII edizione

ore 19.00

PRIMA DELLA RIVOLUZIONE

di Bernardo Bertolucci; con Francesco Barilli, Adriana Asti, Allen Midgette, Morando Morandini, Cristina Pariset, Domenico Alpi, Emilia Bordi, Giuseppe Meghenzani, Iole Lunardi, Ida Pellegri, Gianni Amico, Cecrope Barilli, Gogliardo Padova, Guido Fanti, «Maniciòn» Ferrari, Ernesto Ricchetti, Evelina Alpi, Enrico Salvatore, Wally Toscanini, Giuliana Calandra.

Italia, 1964, b/n, 115′

Storia di un amore impossibile: il ventenne Fabrizio, figlio di un’agiata famiglia di Parma, ama, riamato, Gina, giovane e nevrotica sorella di sua madre, ma non ha il coraggio (la maturità) di andare fino in fondo e si adatta a un matrimonio di convenienza, rinunciando anche all’impegno politico di iscritto al PCI: “Per gente come me è sempre prima della rivoluzione”.
(il Morandini, http://www.mymovies.it)

“Dopo la rivisitazione tutta sua dell’universo pasoliniano, Bertolucci approda apertamente allo «stile nuovo» di Jean-Luc Godard. Se il sentimento dell’impermanenza stava al centro de “La Commare secca”, “Prima della rivoluzione” esprime la schizofrenia dell’intellettuale borghese ribelle alla propria classe. Questi due film dell’esordio si rivelano così la doppia matrice dell’intera sua produzione a venire, unendo «la nostalgia del presente» all’utopia di una società possibilmente meno iniqua.”
da “Bernardo Bertolucci – La certezza e il dubbio”, a cura di Fabien S. Gerard

  • VIDEO: scnea del film


ore 21.30
PARTNER

di Bernardo Bertolucci;
con Pierre Clémenti, Stefania Sandrelli, Sergio Tofano, Tina Aumont, Antonio Maestri, Giulio Cesare Castello, Romano Costa, Mario Venturini, Ninetto Davoli, Salvatore Samperi, Umberto Silva, Vittorio Fanfoni, Stefano Oppedisano, Giuseppe Mangano, Giancarlo Nanni, Luigi [Antonio] Guerra, Gianpaolo Capovilla, Alessandro Cane, Jean-Robert Marquis.
Italia, 1968, col., 108′

Giacobbe, insegnante in un’accademia d’arte drammatica a Roma, si trova un altro “io” che compie in sua vece le azioni criminose o rivoluzionarie che egli vorrebbe, ma non sa compiere.
(il Morandini, http://www.mymovies.it)

“«Un film malato sulla malattia». Così Bertolucci descrive Partner, in cui appare l’inquietante nevrosi nata dall’impossibiltà di concretizzare un terzo lungometraggio dopo “Prima della rivoluzione”. Diretto proseguimento del corto “Agonia”, il film risulta così una specie di imbuto in cui si ritrovano allo stato embrionale tutti gli elementi costitutivi dei maggiori successi venturi (schizofrenia, claustrofilia, confusione perpetua tra la veglia e il sogno, ecc.). In “Partner”, non c’è una battuta nè un dettaglio visivo o sonoro che non sia una citazione rimandante alle mille e una opere che hanno nutrito emozionalmente l’autore negli ultimi quattro anni. Donde il fatto di dire «teatro» per cinema e il traboccare incontrollato di questo calderone in ebollizione, prima che la psicanalisi porti finalmente più ordine nella sua ispirazione. Si tratta inoltre dell’unico film girato proprio durante il Maggio ’68 che si rifà in diretta agli eventi in corso. Pensando poi al successivo “Strategia del ragno”, va tenuto presente che il «sosia» di Giacobbe è anche un «padre» per Bertolucci: cioè il Godard de “La cinese” e di “2 o 3 cose che so di lei”, nei cui riguardi il nostro regista verrà pure accusato di plagio, mentre i soliti happy few metteranno in evidenza il suo più congeniale tocco romantico-espressionista).”
da “Bernardo Bertolucci – La certezza e il dubbio”, a cura di Fabien S. Gerard

  • VIDEO: scena del film
  • Per maggiori informazioni Teatro Miela (fonte delle info e foto qui sopra)

Domani 14 dicembre alle 20.30 al Teatro Miela:

FOTOGRAFARE L’IMMAGINE DONNA

ne parlano
Elisabetta Vezzosi storica Università di Trieste
Maria Campitelli critica d’arte presidente Gruppo 78
Melita Richter sociologa Casa Internazionale delle Donne di Trieste
Marisa Ulcigrai presidente Fotografaredonna
coordina Emanuela Masseria giornalista
Momento di riflessione e di confronto che le ralatrici avranno con i visitatori e le visitatrici della mostra su un argomento che è stato e continua ad essere oggetto di studio e di ricerca.

FOTOGRAFAREDONNA è un’associazione che riunisce fotografe professioniste, artiste ed appassionate dell’arte della fotografia e promuove la creatività femminile in campo fotografico ed artistico in generale. 

LA MOSTRA
18 immagini 50 x 70 di:
Victoria Abugova, Roberta Biasutto, Anna Bizyukova, Adriana De Caro, Valentina Devetak, Nataša Mandic, Emanuela Masseria, Rossana Nascig, Laura Paliaga, Marinella Perosa, Irene Porto, Noemi Premuda, Marina Romi, Rossana Ruzzai, Nadia Sirca, Marisa Ulcigrai, Gianna Uxa, Agnieszka Wenskowska.
Insolita mostra fotografica che vuol rappresentare l’immagine donna non attraverso il suo corpo e la sua persona ma attraverso gli oggetti che ogni donna porta con sé.
A livello di linguaggio fotografico, l’esposizione non si presenta come un lavoro tecnico di still life ma privilegia l’aspetto documentaristico e immediato del contenuto della borsa che ogni donna ha messo a disposizione per concedere e rivelare qualcosa di sé, permettendoci così di entrare nella sua vita per captarne le abitudini e la sua visione del mondo.

IL CALENDARIO
Raccoglie 12 immagini, scelte fra le più significative per testimoniare il lavoro presentato. Non un tradizionale calendario ma quasi un catalogo della mostra con immagini che rimarranno come testimonianza della ricchezza, dell’impegno e della diversità dello sguardo con cui sono state realizzate.

Per maggiori informazioni Teatro Miela (fonte delle info e foto qui sopra)


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