Trieste…che spettacolo!

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La recensione di Francesco Rapaccioni

Trieste, teatro Verdi, “Il trovatore” di Giuseppe Verdi

TROVATORE NOTTURNO

Il teatro Verdi di Trieste ha inaugurato la stagione lirica con un nuovo allestimento del Trovatore dominato da un’atmosfera cupa e notturna. Infatti nel libretto ci si riferisce sempre ad avvenimenti del passato, rievocati a delineare la solitudine insuperabile dei quattro personaggi principali. Da qui muove il regista Stefano Vizioli, che rimane fedele alla storia narrata, evidenziandone le svolte in modo chiaro e comprensibile. Il tutto risulta ancora più efficace grazie alle scene di Alessandro Ciammarughi, che dimostrano (se mai ce ne fosse bisogno) che si può ottenere un grande risultato pur contenendo i mezzi economici impiegati.
Sul palcoscenico ci sono due rampe triangolari che, rigirate e sistemate in svariati modi, danno luogo in modo credibile e funzionale a tutti gli spazi richiesti, sia interni che esterni. Ciò anche grazie al sapiente gioco di luci di Franco Marri, che illuminano bene il palco insistendo sull’atmosfera cupa e notturna di cui poc’anzi si diceva. I costumi di Ciammarughi situano l’azione nel Rinascimento con colori terragni, lasciando alla zingara il folklore etnico che il ruolo richiede (con acconciatura trecciuta).
Da rilevare l’efficace passaggio tra i primi due quadri del prim’atto: un occhio minaccioso e torvo, enorme, dipinto sul fondale, che diventa la luna, da un senso di malevolo presagio all’estasi amorosa. Oppure l’inizio del secondo atto, con la zingara seduta a terra e il figlio allungato con la testa nel grembo di lei, una specie di profana (e presaga) deposizione. Particolarmente forte ed attuale la scena della violenza perpetrata dai soldati contro la zingara imprigionata.

Maurizio Barbacini dirige l’orchestra del Verdi con piglio sicuro e militaresco, evidenziando i momenti maggiormente impetuosi piuttosto che quelli di ripiegamento intimo.
Nel cast si è distinto il Conte di Luna di Alberto Gazale: la voce è morbida e duttile, capace di imprimere il giusto spessore sentimentale alla frase musicale, i registri sono a fuoco. Il Manrico di Francesco Hong ha voce possente, soprattutto nel registro acuto. Per una improvvisa indisposizione non ha cantato Tatiana Serjan, quindi il ruolo di Leonora è stato affrontato da Rachele Stanisci con generosità, avendo cantato anche la sera precedente. La Azucena di Mariana Pencheva ha fascino e una voce scurissima, molto carismatica ma un poco oscillante nei vibrati del basso. Buona la prestazione di Carlo Cigni (Ferrando). Con loro Alice Quintavalla (Ines); Antonello Ceron (Ruiz), Daniel De Vicente (un messo) e Giovanni Alberico Spiazzi (un vecchio zingaro). Coro del Verdi preparato da Lorenzo Fratini.

Teatro gremito all’inverosimile, tra il pubblico soddisfatto e plaudente molti germanofoni.

Visto a Trieste, teatro Verdi, il 28 novembre 2009

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