Trieste…che spettacolo!

Posts Tagged ‘L’uomo che verrà

Il film “L’uomo che verrà” di Giogio Diritti è stato recensito molto positivamente dalla stampa italiana. Viene definito un capolavoro. In particolare si evidenzia e si gradisce il fatto che la storia viene raccontata dal punto di vista del popolo, di chi la guerra l’ha vissuta giorno dopo giorno tra ingiustizie e violenze; il senso di realtà è così molto forte. Viene ritenuto un film italiano per cui essere orgogliosi e assolutamente da vedere.

Film Giorgia Dirittija “L’uomo che verrà”  je italijanski tisk ocenil zelo pozitivno. Imajo ga za mojstrovino. Povdarek gre posebno temu, da je zgodba gledana z zornega kota ljudstva, ki je vojno doživelo dan za dnem med krivici in nasiljem. Zaradi tega izpade film zelo realistično. Šteje tako za italijanski film, zaradi katerega je treba biti ponosni in zasluži si ogleda.

di Paolo Mereghetti Il Corriere della Sera del 20 gennaio 2010

Inondati da rievocazioni scolastiche o ricostruzioni troppo schematiche della Seconda guerra mondiale e dei suoi episodi, dove il cinema viene piegato alle ambizioni propagandistiche di questo o di quello, la visione di L’ uomo che verrà offre lo stesso sollievo di una boccata di aria fresca a chi si sente soffocare. Rigoroso, emozionante, onesto, appassionato, il film di Diritti sa coniugare lucidità morale e lettura storica con uno stile insolito per il cinema italiano, di elegante e non ostentata classicità. […] Diritti guarda oltre, alla sofferenza e alla disperazione di tutti coloro che il cinismo del linguaggio definisce come «danni collaterali», al dolore e alla tragedia di quegli inermi che pagano sulla propria pelle la follia della guerra. Per farlo non amplifica le occasioni di spettacolo o di suspense. Non gli interessa – giustamente – farci palpitare per chi si salva perché dietro a ogni vita risparmiata ce ne sono troppe distrutte. Piuttosto vuole farci riflettere sulle assurdità delle guerre e delle violenze. E non tanto in nome di un pacifismo razionale ma per un’ umanissima empatia con le vittime. A quegli uomini, quelle donne e quei bambini che vanno incontro alla morte ci siamo affezionati vedendo la grama vita quotidiana, sentendo il loro odore di terra o di stalla e soffrendo la loro stessa povertà, ascoltando la durezza di una lingua che ha le stesse asprezze dei volti (per questo era necessario far parlare tutti in dialetto; per questo non disturbano i necessari sottotitoli). […] Diritti filma tutto con uno stile che sarebbe piaciuto a Bazin e a chi come lui rivendicava al cinema la capacità di restituire sullo schermo la forza della realtà: gira dal vero, mescola volti di professionisti (Sansa, Rohrwacher, Casadio: tutti eccellenti) a altri presi sul posto (la piccola Greta Zuccheri Montanari ma anche i tanti vecchi dei luoghi, alcuni, da giovani, testimoni del vero eccidio nazista), evita luoghi comuni e cadute retoriche. E riesce a regalarci una delle più belle prove di un cinema finalmente necessario, di altissimo rigore morale e insieme di appassionante e coinvolgente forza civile. Un capolavoro

di Paolo D’Agostini La Repubblica del 23 gennaio 2010

Diritti non fa documentazione anche se tutto ciò che racconta è fondato sugli accadimenti e le testimonianze reali. Né (prima che lo faccia lui, mettiamo le mani avanti noi verso chi volesse arruolarlo nella faciloneria revisionista) ha intenzione di sbalordire con una rilettura in controtendenza rispetto al canone resistenziale. Per esempio affermando, come qualcuno, che i civili inermi subirono l’ irresponsabilità della formazione partigiana Stella Rossa del comandante “Lupo”. È vero però che, sotto l’ influenza della lezione etico-estetica di Ermanno Olmi, Diritti guarda le cose senza pregiudizi, se non quello del più fermo rifiuto della barbarie. E anche quello della convinzione che fosse giusto e degno combattere l’ occupante e i suoi lacchè in camicia nera. I suoi contadini aiutano i “ribelli” e istintivamente non hanno in simpatia i tedeschi, ma non sono certo compattate cosciente classe combattente. C’ è anche chi con spavalda incoscienza, e indiscriminata fascinazione per armi e violenza, passa dai partigiani ai repubblichini. È con occhio pietoso che con il regista e con la sua piccola e muta protagonista Martina – sguardo narrante e custode della memoria futura – seguiamo il destino del soldato tedesco che si è comportato più umanamente degli altri e poi viene freddato senza pietà. Con la solennità semplice del suo andamento (e con la verità dei luoghi, delle parole e dei volti tanto più efficace quanto studiatamente e artificialmente riprodotta) questo film – come su altro versante cronologico più prossimo, e su un altro snodo chiave della nostra vicenda novecentesca, La prima linea di Renato De Maria – ci sembra che sia di aiuto a una consapevolezza diffusa e condivisa delle cose. Che, a partire dal radicamento indiscusso dei punti fermi, acquisisca la pietà come patrimonio di tutti.

di Alberto Crespi L’Unità del 22 gennaio 2010

L’ultimo grado di giudizio è il pubblico. I festival hanno parlato (bene Roma, dove è stato premiato; a vanvera Venezia, perché meritava il concorso). La critica e gli addetti ai lavori, anche. L’uomo che verrà è un magnifico film e Giorgio Diritti, a 50 anni da poco compiuti, può fregiarsi della patente di grande regista. C’è arrivato tardi, e grazie a un primo film – Il vento fa il suo giro – il cui successo sembra una fiaba[…]L’uomo che verrà non è un film sulla memoria. È un’opera che sposa un punto di vista e lo persegue: racconta Monte Sole dal punto di vista dei morti. I morti non possono parlare. Diritti li fa parlare. Non mette in scena, se non di sguincio, i partigiani. Ci trasporta nella quotidianità di quelli che stanno nel mezzo: le donne, i bambini, i vecchi, i padri di famiglia che rimangono nei villaggi dopo che i giovani, nell’autunno del ’43, sono scappati in montagna […]L’uomo che verrà ha il tempo e l’incedere lento delle stagioni. È quasi un film muto, fra Malick e Tarkovskij. Vietato perderlo

di Fabio Ferzetti Il Messaggero del 22 gennaio 2010

Succede ancora. Ogni tanto un regista allergico alle convenzioni soffia via la polvere da pagine che credevamo di sapere a memoria. Quanti film abbiamo visto sugli orrori nazisti? Quante stragi, quanti rastrellamenti, quanti tedeschi urlanti in armi? L’uomo che verrà di Giorgio Diritti è il contrario di tutto questo. Non la ricostruzione di una pagina di Storia, con tutte le maiuscole e il kitsch del caso, ma il prodursi di un evento che sembra accadere sotto i nostri occhi per la prima volta. […] È ciò che il cinema cerca di fare quasi sempre, non riuscendoci quasi mai. Eppure non c’è trucco. Basta spogliarsi di tutto ciò che sappiamo – oggi – su quell’evento. Per viverlo con gli occhi di chi lo visse, allora, come un fatto enorme e incomprensibile perché del tutto estraneo al proprio sapere e alla propria scala di valori. Facile a dirsi, meno a farsi. Diritti, già regista di Il vento fa il suo giro, ci riesce sposando dall’inizio alla fine lo sguardo dei contadini di Monte Sole, secondo logiche e ritmi che non appartengono alla Storia e alle sue guerre ma alla cultura contadina, al rapporto con la natura, a quella concezione arcaica e sacrale della vita già cara, con accenti diversi, a Olmi e Pasolini. […] Un capolavoro, limpido e accessibile, di cui essere orgogliosi. Chiedendosi anche perché ci siano voluti tanti anni per avere un film così libero e rigoroso sul tema

di Lietta Tornabuoni L’Espresso del 4 febbraio 2010

Giorgio Diritti, gia autore de Il vento fa il suo giro, evoca il tatto ne L’ uomo che verrà e fa un film molto bello. Gli avvenimenti visti con lo sguardo di una bambina di otto anni procedono parallelamente alla gravidanza della madre, il parto coincide con la strage: il neonato è “L’uomo che verrà” del titolo, il portatore di futuro che sarà giovane nel boom economico, vecchio nella crisi globale. Nell’originale i personaggi parlano nel loro dialetto emiliano, sottotitolato in italiano. Il film comincia prima del massacro e consente di conoscere il modo di vita faticoso della campagna, lo sfruttamento, la volontà rurale di non abbandonare case né animali, la paura, la bellezza insopportabile della Natura. Non ci si trova di fronte a un avventuroso “Bastardi senza gloria” né a un epico-politico “Achtung banditi!” né a un documentano storico. “L’uomo che verrà’ è la narrazione alta, nobile e semplice d’una grandezza umana e morale calpestata a morte. I protagonisti sono quelle che nella pittura figurativa vengono dette “figure iconiche”: ossia immagini realistiche e insieme icone eloquenti, ricche di significati, capaci di condensare la Storia. Eppure sono la sobrietà rispettosa dell’autore e la bravura degli interpreti a rendere il film ammirevole come nessun’ altra opera italiana del presente.

Quindi…buona visione!

Sara

Date un’occhiata al trailer del film “L’uomo che verrà” che verrà proiettato al Teatro Miela il 21 aprile

Oglejte si trailer filma “L’uomo che verrà”, ki ga bodo predvajali v gledališču Miela 21. aprila

Video preso da You Tube

Videoposnetek je vzet s spletne strani You Tube

Mercoledì 21 aprile alle ore 19.00 e 21.30 al Teatro Miela verrà proiettato il film:

V sredo 21. aprila ob 19. uri in ob 21.30 bodo v gledališču Miela predvajali film:

L’UOMO CHE VERRÀ

Bonawentura in collaborazione con La Cappella Underground / FILM-OUTLET

di Giorgio Diritti; con Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Stefano Bicocchi
Italia, 2010, col., 117’

Inverno 1943: Martina ha 8 anni, quando era ancora più piccola ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nel dicembre la mamma rimane nuovamente incinta e nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il piccolo viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona la strage di Marzabotto.
Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio d’Argento, Marc’Aurelio d’Oro del Pubblico come Miglior Film-BNL e Premio “La meglio gioventù” alla IV edizione del Festival Internazionale del Film di Roma

Ingresso € 4,00

L’immagine è stata presa dal sito http://www.miela.it



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